AppId is over the quota
AppId is over the quota
(ASCA) – Roma, 20 ott – ”La Fnsi non sara’ ne’ il medico ne’
l’infermiere dell’eutanasia dei giornali. Riformatori sino in
fondo, con estremo rigore, complici di un delitto mediatico
no”. E’ quanto afferma la Federazione Nazionale della Stampa
in un comunicato. ”Se ai tavoli tecnici per la riforma del
sistema dei finanziamenti all’editoria si riproporranno gli
orientamenti emersi oggi, sara’ impossibile – aggiunge la
Fnsi – giustificare la partecipazione a un tavolo di
concertazione. La legge dell’editoria ha un senso se si
recupera il valore originario dell’intervento pubblico,
finalizzato non alle leggi del mercato, genericamente inteso,
ma al sostegno del pluralismo e dell’occupazione
professionale. L’idea che si debba prendere atto di una
riduzione, dal prossimo anno, a cinquanta milioni di euro
circa dei fondi pubblici e da qui si debba disegnare un nuovo
regolamento per circoscrivere l’area dei beneficiari e’
sbagliata e delittuosa perche’ uccide in maniera fulminante
decine di testate senza metterle prima alla prova con un
sistema necessariamente nuovo di regole”.
Per la Federazione della Stampa ”servono scelte
strategiche per salvaguardare l’informazione delle idee, per
garantire l’accesso al mercato della lettura anche di
soggetti minori o comunque industrialmente e
finanziariamente meno consistenti, come le cooperative di
giornalisti, a condizioni che si tratti di realta’ evidenti
nel territorio e nella relazione con il pubblico. Servono
interventi di sostegno per la stampa delle minoranze
linguistiche e degli italiani all’estero. Per i giornali
politici e’ di tutta evidenza che i partiti di riferimento
debbano fare la loro parte imprenditoriale nelle
responsabilita’ proprie di un editore. Ma in tutti questi
casi parliamo di realta’ non tipicamente riconducibili
all’area commerciale che necessitano di un sostegno pubblico
essenziale, sia pure con le opportune distinzioni tecniche
dell’imputazione della spesa. Come nel caso della revisione
indispensabile dei capitoli di finanziamento della politica.
Se invece il Governo – osserva La Fnsi – vuole ricondurre
tutto al mercato e al suo mito, abbia il coraggio di
riformare se stesso, abolisca il Dipartimento editoria
assumendosene ogni responsabilita’ e metta in campo una
politica di sviluppo, inesistente oggi, chiamando in causa i
Ministeri dell’economia e dello sviluppo economico le cui
insufficienze e negligenze sono note a tutti. E tuttavia,
anche sul terreno del mercato dell’industria
dell’informazione servono risorse, idee e progetti
strategici. Innovazione, trasformazione multimediale,
formazione, occupazione professionale, consistenza di
rapporto con il pubblico, distribuzione delle testate, sono
direttrici indispensabili per una politica industriale che
riguardi il settore dei media e che non possono essere
affrontate immaginando che sia sufficiente declamare
‘decaloghi’ e poi limitarsi a qualche operazione di facciata.
Cacciare dal ‘tempio’ dei contributi trafficanti e
specialisti di societa’ formali, disboscare qualsiasi
operazione artificiale e’ opera doverosa che la Federazione
della Stampa persegue, con evidenze anche clamorose, da
tempo. Assumere queste distorsioni a motivo di nuove norme
ideate solo per giustificare una morte per asfissia di decine
di testate e migliaia di posti di lavoro – conclude la Fnsi -
e’ inaccettabile”.
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