Tag Archives: PENSIONI

PENSIONI: IDV, ECCO COSA C’E’ E COSA MANCA NELLA PROPOSTA FORNERO

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 26 nov – ”L’approccio del ministro del

Lavoro, Elsa Fornero, sulle pensioni e’ sicuramente serio, e

per questo, da subito, dichiariamo cosa condividiamo e cosa

proponiamo di diverso. L’idea condivisibile e’ un accesso

flessibile dei lavoratori alla pensione, visto che tutto il

sistema delle imprese italiano sta chiedendo di anticipare,

con vari strumenti, l’uscita dei lavoratori dal sistema

produttivo. Come avviene, d’altronde, nei principali Paesi

industrializzati d’Europa. Si tratta di capire cosa

significa, in termini di danaro, l’applicazione del sistema

contributivo pro-rata per tutti”. Lo scrivono sul sito

dell’Italia dei Valori, il presidente IdV, Antonio Di Pietro,

e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio

Zipponi.

”Dalla proposta manca, invece, – spiegano Di Pietro e

Zipponi – l’unificazione degli enti previdenziali e

assicurativi, che porterebbe un risparmio strutturale di due

miliardi di euro annui; l’obbligo del pareggio per le casse

speciali previdenziali; la divisione nel bilancio statale tra

assistenza e previdenza. Mancano, inoltre, gli strumenti

civili e penali contro l’evasione dei contributi trattenuti

dalle buste paga e non versati agli enti, che equivalgono a

circa 25 miliardi ogni anno. Infine, siamo favorevoli a

mantenere il diritto dei lavoratori, che hanno lavorato 40

anni, di poter accedere alla pensione, indipendentemente

dall’eta’ e chiediamo di abolire, come dice il ministro

Fornero, tutte le cosiddette finestre che hanno

artificialmente allungato gli anni di lavoro, non rivalutando

la pensione. Di fronte alla serieta’ dell’approccio del neo

ministro del welfare, l’Italia dei Valori avanza proposte

altrettanto serie, e per questo ci auguriamo che si apra un

dialogo positivo con questo governo, partendo proprio

dall’abolizione dei privilegi della casta politica”.

Previdenza: che succede se vengono abolite pensioni anzianità

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Il dibattito sulla riforma delle pensioni non è mai stato acceso come in questi giorni, che vedono il Governo profondamente diviso: da un lato l’ipotesi, ventilata da Berlusconi, di alzare l’età pensionabile per le pensioni d’anzianità, dall’altro la difesa ad oltranza di Bossi, che è ben consapevole del fatto che la maggior parte (due terzi) delle pensioni d’anzianità viene erogata al Nord, con la Lombardia che, da sola, ne riceve quasi un milione.

Vediamo cosa significa cambiare le pensioni di anzianità. A differenza di quelle di vecchiaia, per le quali si acquisisce il diritto solo in base all’età anagrafica, le pensioni di anzianità si ottengono con una combinazione di anzianità contributiva ed età anagrafica. Con 40 anni di contributi versati, si va in pensione in ogni caso. Per chi ha cominciato a lavorare da giovane, questo significa andare presto in pensione. Ad esempio, una donna che ha cominciato a lavorare a 18 anni, andrà comunque in pensione a 58. L’Inps dovrà pagarle la pensione mediamente per circa 26 anni, considerate le attuali aspettative di vita. Il problema è proprio l’allungamento della vita media, che, combinato con la scarsa natalità, rende il sistema pensionistico sempre più difficile da sostenere.

A parte la politica, che si muove su una prospettiva temporale molto breve e interessi circoscritti,?le posizioni in campo sono molto divaricate.

Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha detto che le pensioni d’anzianità ci sono solo in Italia, auspicando un allineamento di “quello che è un paese sano e un sistema pensioni sano al resto d’Europa”. Il Sole-24 Ore, quotidiano di Confindustria, in un articolo di Davide Colombo, ipotizza un eventuale scenario di fine delle pensioni di anzianità, reso più appetibile da correzioni compensative tipo azzerare il limite di tre anni che è oggi necessario per la totalizzazione dei contributi previdenziali, oppure valorizzare tutti i periodi contributivi che possono essere calcolati tramite una ricongiunzione non onerosa. Ma i Sindacati la pensano diversamente. Raffaele Bonanni ha detto che “la Cisl è decisamente contraria a interventi sulle pensioni e chiede che prima il governo metta in campo la patrimoniale, incida sui costi della politica e venda il patrimonio pubblico”. Susanna Camusso parla invece di “accanimento nei confronti delle lavoratrici e del Mezzogiorno assolutamente insopportabile”.

Angeletti: intervenire prima su pensioni parlamentari, poi le altre

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Roma, 25 ott. (Labitalia) – “Non accetteremo nessun intervento in materia previdenziale sino a quando i parlamentari non voteranno una legge che renda le loro pensioni omogenee a quelle degli altri cittadini”. Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, nel corso del suo intervento nella trasmissione Agorà in onda questa mattina su Rai3.

Secondo Angeletti “la classe politica ha straripato: certe spese non ce le possiamo più permettere”.

PENSIONI: NAPOLI (PDL), RIFORMA E’ UN PASSAGGIO INEVITABILE

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 25 ott – La riforma delle pensioni ”non deve

essere utile ai partiti, ma deve essere utile agli interessi

degli italiani che ci sono e di quelli che verranno. Per la

maggioranza e’ come passare dentro la cruna dell’ago, ma e’

un passaggio inevitabile. Anche se dopo nulla sara’ come

prima”. Lo afferma in una nota Osvaldo Napoli,

vicepresidente dei deputati del Pdl.

”Sono convinto oggi piu’ di ieri: le riforme chieste

dall’Europa, ma ben chiare nella coscienza di ciascuno di

noi, ci restituiscono al dovere di un ubi consistam che non

e’ solo nostro ma e’ dell’Italia. Rimango convinto – continua

- che il governo deve presentare in Parlamento le misure che

ritiene decisive nell’interesse dell’Italia. A quanti

invocano o tramano per avere un esecutivo diverso, io dico

che il Parlamento puo’ rendere nuovo e diverso questo

esecutivo. Un altro governo e’ solo nella disponibilita’

degli elettori”. Pensioni e legge elettorale, conclude,

”sono buoni argomenti per aprire una fase politica piu’ o

meno breve ma sicuramente utile per il Paese. Sono due scelte

in grado di cambiare l’Italia e portarla fuori dalla

palude”.

Come funzionano le pensioni in Italia

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Prima di partecipare al vertice europeo di ieri a Bruxelles sulla crisi economica, pare che Silvio Berlusconi si fosse ripromesso di contestare la gestione a due di Francia e Germania dei destini dell’euro e chiedere maggiori spazi per le ragioni del nostro paese. Al termine dell’incontro, il PresdelCons ha, invece, dichiarato di voler seguire le richieste degli altri paesi europei e di voler adottare nuove misure per ridurre la spesa pubblica. A cominciare dalle pensioni.

L’idea, che non piace alla Lega, è rimettere mano ancora una volta al sistema previdenziale aumentando l’età a cui è possibile accedere alle pensioni di vecchiaia. Dal 1992 a oggi ci sono state numerose modifiche che hanno reso molto complessa e varia la gestione delle pensioni in Italia. Abbiamo provato a fare un po’ d’ordine, spiegando come funzionano ora le cose in generale e come potrebbero cambiare nei prossimi giorni.

Che cos’è la pensione

è il sistema di remunerazione previsto per quando si smette di lavorare, e può essere di natura pubblica o privata. In Italia è prevalentemente gestito dal settore pubblico attraverso enti di previdenza, dalle casse degli ordini professionali e in alcuni casi da quelle private. Esistono poi forme miste, dove la pensione pubblica viene cumulata con il privato nell’ambito di quella che si chiama previdenza complementare.

INPS

è l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ed è l’ente previdenziale principale in Italia. Tutti i lavoratori del settore privato, alcune categorie del pubblico e buona parte degli autonomi sono obbligati a iscriversi. L’INPS raccoglie i contributi e provvede a pagare le pensioni. Per buona parte dei dipendenti dello Stato c’è un altro ente previdenziale: l’INPDAP.

Contributi

Sono i soldi che i lavoratori e/o i loro datori di lavoro devono versare obbligatoriamente per il sistema previdenziale. La cifra è una percentuale della retribuzione e viene pagata in parte dal datore di lavoro e in parte dal lavoratore. I lavoratori autonomi e i liberi professionisti versano il contributo totalmente a loro carico, salvo particolari eccezioni.

Pensione di vecchiaia e pensione di anzianità

Ci sono molte tipologie di pensioni in Italia e decine di eccezioni, tuttavia possiamo identificare due tipi principali di pensione: quella di vecchiaia e quella di anzianità. La pensione di vecchiaia è quella che si ottiene dopo aver raggiunto la cosiddetta “età pensionabile”: è quella su cui vuole intervenire il governo, ci torneremo sopra più avanti. La pensione di anzianità è quella che si ottiene prima di aver raggiunto l’età per ottenere la pensione di vecchiaia, dopo avere accumulato un certo numero di anni di contribuzione.

Sistema di calcolo retributivo, contributivo e misto

In seguito al progressivo cambiamento del sistema pensionistico italiano con le riforme Amato (1992), Dini – Treu (1995) e Berlusconi – Maroni (2004), attualmente esistono tre sistemi diversi in Italia. Il retributivo e il misto sono destinati a estinguersi man mano che tutti i lavoratori che li utilizzano andranno in pensione, quindi un giorno avremo solo il sistema contributivo.

Sistema contributivo

Viene applicato a tutti i lavoratori che hanno iniziato a versare i loro contributi per la pensione dal 1996. Si basa sulla somma dei contributi che i lavoratori hanno versato nella loro intera vita lavorativa, il cosiddetto montante contributivo, rivalutata sulla base di precise aliquote e tassi di rivalutazione. L’importo annuo della pensione viene calcolato moltiplicando il montante per un coefficiente di trasformazione, un numero percentuale che varia a seconda dell’età del lavoratore al momento in cui è andato in pensione.

Sistema retributivo

Era il sistema adottato in Italia fino al 1992 e fino alla progressiva introduzione di quello contributivo. Viene ancora utilizzato perché a oggi ci sono lavoratori che avevano iniziato a pagare i contributi con questo sistema. Si applica, infatti, ai lavoratori che a fine 1995 avevano versato almeno 18 anni di contributi. Si basa sulla media delle retribuzioni dei lavoratori nei loro ultimi anni lavorativi e per il calcolo della pensione vengono tenuti in considerazione tre elementi:

1. anzianità contributiva, il totale dei contributi versati;

2. retribuzione – reddito pensionabile, la media delle retribuzioni degli ultimi anni;

3. aliquota di rendimento, pari al due per cento della retribuzione.

Semplificando, possiamo dire che se hai versato 35 anni di contributi ti spetta come pensione il 70 per cento della tua retribuzione, se hai versato contributi per 40 anni la percentuale è pari a 80.

Sistema misto

Il passaggio da sistema retributivo a contributivo ha lasciato in mezzo i lavoratori che a fine 1995 non avevano raggiunto i 18 anni di contributi. Per loro è stato adottato un sistema ibrido in cui la pensione viene calcolata in parte con il retributivo, per l’anzianità fino al 1995, e con quello contributivo dal 1996.

Cosa è meglio?

Il sistema retributivo offre pensioni in media più alte perché è basato sul calcolo degli ultimi anni di lavoro: gli stipendi di fine carriera in Italia sono generalmente più alti di quelli di inizio carriera. Il sistema contributivo prende in considerazione l’intera vita lavorativa e quindi offre pensioni che in alcuni casi sono soltanto la metà dello stipendio che si riceveva. Il retributivo era però più oneroso e complesso da sostenere economicamente rispetto al contributivo.

Quando si va in pensione

Con l’attuale sistema contributivo, può andare in pensione di vecchiaia chi ha compiuto i 65 anni di età a patto che abbia versato almeno cinque anni di contributi. Nel caso del sistema retributivo c’è invece una differenza tra uomini e donne: i primi vanno in pensione con 65 anni di età, le seconde con 60 anni. Devono avere, inoltre, 20 anni di contributi versati.

Le pensioni di anzianità funzionano diversamente. Il calcolo si basa sugli anni effettivi di contributi. Ci sono diversi scaglioni, nel sistema contributivo, e richiedono 35 anni di contributi: nel biennio 2008 – 2009 ha potuto chiedere la pensione chi aveva compiuto 60 anni di età (61 se autonomo), nel periodo 2010 – 2013 la possono richiedere coloro che hanno compiuto i 61 anni di età (62 se autonomi) e dal 2014 potranno richiederla quelli con 62 anni di età (63 per gli autonomi). C’è poi la possibilità di richiedere la pensione a prescindere dall’età anagrafica, se sono stati versati 40 anni di contributi. Per il sistema retributivo il requisito è aver versato 15 anni di contributi per chi a fine 1992 aveva un’anzianità contributiva di 15 anni o per chi entro quell’anno aveva raggiunto l’età pensionabile.

I 67 anni

Dopo il vertice europeo di ieri, Silvio Berlusconi è tornato in Italia promettendo di impegnare il governo per una nuova riforma delle pensioni, tale da aumentare di due anni il limite per la pensione portandolo a 67 anni. Un’altra ipotesi è anche legata alla eliminazione delle pensioni di anzianità dato che, ha detto il PresdelCons, l’Italia è ?l’unico paese ad averle?. In questo modo sarebbe impossibile andare in pensione prima dei 67 anni di età, a fronte di qualsiasi numero di anni di contribuzione (detto che ovviamente chi ha più anni di contribuzione alle spalle in genere percepisce a una pensione più alta).

Le due soluzioni consentirebbero di ridurre la spesa pensionistica e ridurre l’aumento del debito. La modifica dell’età pensionabile non piace però alla Lega, che ha minacciato di scendere in piazza (e non piace nemmeno a larga parte dell’opposizione).

Tirare la cinghia

La pensione, specie dove è prevalentemente di natura pubblica, è resa possibile da un patto di solidarietà tra generazioni. Chi lavora paga con i propri contributi la pensione a chi ha finito di lavorare, nella speranza e nella fiducia che quando sarà il suo turno ci saranno altri lavoratori delle generazioni più giovani a pagargli la pensione. In Italia la proporzione è grosso modo di tre lavoratori per ogni pensionato, ma il dato evolve man mano che avanzano gli anni e aumentano quindi i lavoratori necessari per pagare una pensione.

L’aumento è dato da diverse variabili, legate anche all’aumento dell’aspettativa di vita e al minore tasso di natalità. Nel 1908 i cittadini oltre i 65 anni erano il 6 per cento, nel 2006 erano il 18 per cento e si stima che tra quarant’anni saranno circa un terzo della popolazione. Tutto questo contribuisce a far aumentare la spesa per dare le pensioni e al tempo stesso a ridurre l’ingresso di nuove risorse economiche per coprire le spese. L’aumento dell’età per andare in pensione serve per attenuare questi effetti, ma oltre ai problemi politici crea non pochi attriti nel patto tra generazioni: chi lavora oggi paga per mantenere pensioni più alte rispetto a quelle che potrà godere alla fine della propria vita lavorativa.

Leggi anche

CRISI: BELISARIO, PENSIONI CHE INTERESSANO NON L’ALTRA. RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA

(ASCA) – Roma, 9 ago – “pensioni che interessano non l’altra. Non ‘

può continuare a pagare a coloro che hanno già tutto

che cosa poteva. Risorse per migliorare il paese da

la crisi dovrebbe essere ottenuta altrove, né da qualsiasi pensione di

ai dipendenti di essere mantenute per un

domanda di giustizia sociale e la tutela del diritto di

acquisto delle famiglie “. Lo ha affermato in una nota

Il Presidente dei senatori dell’Idv, Felice Belisario, che

individua “riduzione dei costi gravi di casta e un

politica di liberalizzazione reale per trovare la chiave

risorse del necessario per realizzare un equilibrato

bilancio con un anno prima del previsto

infame del nostro governo “.

C’è poi, Belisario, “la montagna delle risorse

sottrae la corruzione sfrenata e

evasione Moche “. Giovedì, anticipa il senatore

VTA, “Tremonti ascolterà con costruttivo e

aumentare le nostre proposte che sono state depositate in

Parlamento in tempi non sospetti “, ma” non aveva

la fiducia nella possibilità di un cambiamento così improvvisamente

Governo “via. IDV, Belisarius conclude, “ritiene che

continuare ad affidare il destino del paese a un gruppo di

i due incapaci di gestire gli affari pubblici e

inappropriato. La cosa migliore sarebbe se Berlusconi avviene mediante il

e si va per le elezioni in autunno.

PENSIONI: O. NAPOLI, FERMATA BALLETTI. SERIA RIFORMA ORA

(ASCA) – Roma, set di 2-”sarebbe auspicabile, come tutti, ma

appena tutti smettere di parlare di pensioni. Il

la riforma della sicurezza è urgente e indispensabile per

qui e ora. Ma è inimmaginabile che è il commercio per una riforma

spot di intervento che va solo a colpire un pezzo del futuro

“i pensionati. Stati in una nota del vice presidente della

membri del PdL e recitazione del presidente Anci,

Osvaldo Napoli.

“Dovrebbe essere evidente a chiunque-continua-a

Sicurezza e la futura riforma è possibile solo se ha ispirato

“un principio di flessibilità – regolazione”. Deve essere detta “copertura”

tutti i pensionati futuri, che è possibile

identificare le protezioni specifiche “lavoro pesante.

“” La mia speranza, ma anche la mia convinzione e politica”.

che il governo parla più dei ritiri o quando il

una piena consapevolezza del problema. E ora.

Questa maturazione-conclude – è davvero solo “.