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Borsa, Milano rallenta nel finale: bene Intesa Sanpaolo, cede Mediaset

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Milano, 8 nov. (LaPresse) – Chiude in territorio positivo la Borsa di Milano, ma risente dell’incertezza politica italiana. L’indice Ftse Mib guadagna lo 0,74% a 15.664,06 punti e il Ftse All-Share sale dello 0,57% a 16.474,78 punti. Piazza Affari ha toccato il suo massimo di giornata prima del voto alla Camera sul rendiconto dello Stato, per poi limare gradualmente i guadagni dopo l’esito. Hanno votato a favore 308 deputati, mentre 321 si sono astenuti, con la maggioranza assoluta alla Camera fissata a 316 voti. Stamattina lo spread ha toccato il picco record di 496 punti base ed è poi calato sotto quota 480. Tuttavia ha ripreso a salire dopo il voto sul rendiconto.

Buona la performance delle maggiori banche, con Intesa Sanpaolo maglia rosa del listino principale. Ca’ de Sass mostra un rialzo del 3,54% a 1,2 euro. Oggi è stato il giorno dei conti per l’istituto di credito, che ha visto l’utile crescere del 3,3% a 527 milioni di euro nel terzo trimestre ma pure calare il risultato netto del 12,3% nei primi nove mesi del 2011 a 1,929 miliardi, rispetto allo scorso anno. Oggi il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha precisato che la banca non cambierà politica e continuerà ad acquistare titoli del debito italiano.

Nel resto del comparto, bene anche Unicredit (+2,09% a 0,808 euro), Banca Montepaschi (+1,24% a 0,2946 euro) e Ubi Banca (+0,53% a 2,662 euro).

Cede Mediaset, in ribasso del 2,94% a 2,508 euro nel giorno dei conti al 30 settembre (usciti dopo la chiusura di Borsa e che vedono un utile in calo del 13,4%) e dell’affanno del governo Berlusconi.

Giornata di bilancio anche per Enel Green Power, che sale dell’1,14% a 1,687 euro. La società attiva nell’energia rinnovabile ha confermato i target per il 2011 e ha realizzato in nove mesi un utile netto in aumento del 3,1% a 363 milioni di euro nei primi nove mesi del 2011, rispetto ai 352 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.

Nel resto del Mib, perdono Mediolanum (-1,61%), Finmeccanica (-0,74%), Atlantia (-1,88%), Buzzi Unicem (-1,25%), FonSai (-2,41%), Impregilo (-1,54%) e Lottomatica (-2,48%). Salgono A2A (+0,27%), Eni (+1,08%), Enel Green Power (+1,14%) e Tod’s (+2,45%), Luxottica (+2,19%) e Pirelli (+1,41%).

In Europa, le principali Borse chiudono sopra la parità. L’indice Ftse 100 di Londra guadagna l’1,03% a 5.567,34 punti, il Dax di Francoforte sale dello 0,55% a 5.961,44 punti e il Cac 40 di Parigi mostra un rialzo dell’1,28% a 3.143,3 punti. A Madrid, l’indice Ibex cresce dello 0,5% a 8.518,5 punti, mentre ad Atene il listino principale mostra una crescita del 3,51% a 308,25 punti.

Milano, Expo 2015: a che punto siamo?

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Milano



Centinaia di delegati di Paesi stranieri stanno arrivando a Cernobbio (Como) per l’International Participants Meeting, il primo incontro ufficiale fra i partecipanti dell’Expo 2015. La Lombardia apre dunque le sue porte, per la prima volta, agli Stati che fra quattro anni saranno ospiti dell’Esposizione Universale di Milano.

A Milano sorgerà un bosco verticale. Guarda le immagini.

Ma a che punto sono i lavori per predisporre l’area? Qualcuno ricorderà il progetto che fece vincere Milano: il tema dell’alimentazione globale veniva tradotto fisicamente in uno spazio di orti, serre, campi coltivati. Altri ricorderanno il commento con cui Vicente Loscertales, segretario del Bureau International des Expositions, bocciò a giugno 2011 l’idea: “Non possiamo pensare che 150mila visitatori vengano ogni giorno a Milano per vedere come si coltivano le melanzane del Togo, con una serie infinita di orti“.

Guarda le foto degli edifici più strani del mondo.

Nel frattempo a Milano è cambiata giunta comunale, sul progetto Expo c’è stato un balletto di poltrone e sui giornali si sono scatenate le solite polemiche. Tra discussioni politiche e ambientali, un dettaglio è però sfuggito: nel frattempo come si è deciso di modificare il progetto? Tolti di mezzo gli orti, come si configurerà l’area di Rho?

Ecco le foto di NIL28, il prototipo di eco-quartiere a Milano.

Il 20 ottobre scorso – abbastanza il linea con il crono programma stilato nel 2010 – è stato ufficialmente dato mandato a una società di fare i primi lavori nelle aree dove sorgerà l’Esposizione Universale. Compito: lavori di rimozione delle interferenze, ossia preparazione del terreno (sistemazione delle fognature, cablaggi, ecc). Terminati questi lavori preliminari, come si procederà? Online, sul sito dell’Expo si trova, al momento, solo il pdf scaricabile del masterplan datato aprile 2010. Non proprio aggiornatissimo con gli ultimi intenti. ?Secondo gli organizzatori, che abbiamo contattato via mail, conosceremo i dettagli del nuovo concept tra martedì 25 e giovedì 27 ottobre, a Cernobbio, quando saranno svelati anche agli stranieri che devono iniziare a lavorare sul tema.

Una cosa è certa: non ci saranno orti. Fonti vicino all’organizzazione di Expo spiegano che “è stata mantenuto il concetto di orto più come metafora“. Niente serre che si susseguono una dopo l’altra, ma probabilmente padiglioni e strutture più classiche, “più in sintonia con la sensibilità dei Paesi partecipanti“, ci spiegano. Pare infatti che non tutti gli Stati avessero poi questa gran voglia di venire in Italia a coltivare un pezzetto di terra. Per i dettagli su costruzioni e cantieri, però, c’è da attendere la presentazione ufficiale. Per non parlare dei tempi: da Expo ci tengono solo a rimarcare che, con il meeting a Cernobbio, si iniziano ufficialmente i lavori – sia fisici che culturali – per preparare l’evento del 2015. Sulla chiusura dei cantieri bocche cucite: d’altronde non si conosce ufficialmente neanche il progetto definitivo.

Metropolitane

Quel che è decisamente più chiaro è come si sposteranno i visitatori. In giro per Milano sono già visibili i cantieri di una delle due nuove linee metropolitane: la M5(qui la mappa). Bisogna chiudere tutto entro il 30 aprile 2015, ma secondo il Comune diversi tratti saranno disponibili molto prima. “La prima tratta della M5 tra Bigami e porta Garibaldi sarà consegnata nell’autunno del 2012, speriamo di concludere la seconda tratta tra Garibaldi e San Siro nel 2014“, spiega Gabriella Polifroni dell’ufficio stampa per l’Assessorato alla mobilità di Milano.

Per l’altra linea, la M4 (qui le stazioni), che dovrebbe collegare l’aeroporto di Linate alla zona ovest di Milano, la questione è più complicata: i lavori sono bloccati da un ricorso al Tar di alcune imprese che non hanno vinto la gara d’appalto . La decisione dovrebbe arrivare a novembre: difficile che ci sia ancora il tempo per realizzare ventuno stazioni. “Si spera di partire a inizio 2012: calibreremo i lavori di modo da collegare Linate con l’interscambio più comodo e finire entro il 2015“, spiega Gabriella Polifroni. In maniera pragmatica, si è deciso di concentrarsi per ora solo su un mini raccordo di otto fermate, fino a San Babila, o forse sei, fino a Dateo, o magari addirittura solo due, fino a Fornanini Fs.

Un assaggio di cosa ci si deve aspettare da queste nuove vetture ultra moderne e senza conducente sarà dato a fine maggio del 2012, quando il Comune permetterà l’utilizzo del metrò 5 da Zara a Bignami in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie con il Papa all’aeroporto di Bresso. “Si potrà usare la metropolitana come navetta: non saranno accessibili le soste intermedie. Dopo quella settimana richiuderemo l’area per ulteriori test fino all’autunno“, spiega Gabriella Polifroni.

Mentre l’organizzazione Expo cambia i progetti, il Comune dribbla una causa, gli unici che sembrano tranquilli sono i privati, che grazie all’Expo procedono nella costruzione dei nuovi quartieri di Milano. Sabato pomeriggio, tra Gioia e Garibaldi, le gru si muovevano senza sosta. Sotto i due grattacieli a cui lavora lo studio Boeri c’era addirittura una fila di curiosi: era l’open weekend, fine operazione di marketing per mostrare ai cittadini (e a probabili compratori) lo stato di avanzamento dei lavori e la vista dal dodicesimo piano di uno dei due nuovi palazzi.

Caschetto in testa e audio guida nelle orecchie, si poteva camminare nel cantiere abbellito da diverse fioriere e scorgere dalle balconate la Milano del futuro. La consegna degli appartamenti? Tra un anno e mezzo.

Boeri lancia il modello Milano per il PD

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Care amiche, cari amici che il 15 maggio avete votato Partito Democratico.

Che avete deciso, in 170.000, che fosse questo il modo migliore per sostenere la candidatura di Giuliano Pisapia a Sindaco.

Care amiche e cari amici che come me, come moltissimi milanesi, credono e hanno creduto nella potenza collettiva di un grande partito di cittadini preoccupati dell’utilità sociale del proprio lavoro, generosi nell’offrire il proprio tempo e attenti alla vita civica di Milano.

Che hanno spinto con il loro voto Giuliano Pisapia a guidare una svolta storica nella politica italiana e il PD a diventare la forza di maggioranza relativa in Consiglio Comunale, con quasi il 30% dei consensi e 20 consiglieri sui 29 eletti nella nuova maggioranza.

Care amiche, cari amici, c’è oggi – oggi come non mai – una distanza siderale tra il Partito Democratico che vogliamo, vorremmo, abbiamo voluto, e il Partito che esiste. Ma voglio essere chiaro: non mi riferisco ad un problema di persone, dirigenti, formule, criteri di relazione tra elettori e eletti; criteri peraltro inadatti e spesso anacronistici.

Mi riferisco soprattutto al fatto per chi come me nel 2007 è stato tra i fondatori del Partito Democratico, e per noi tutti che lo abbiamo seguito in questi anni, è difficile accettare che il PD non sia oggi a Milano, nella Milano governata da una Giunta nuova verso la quale si rivolgono le speranze di un intero Paese, una presenza vibrante, attenta e propulsiva di idee e relazioni.

E’ inaccettabile che le donne e gli uomini che stanno a Palazzo Marino non ricevano da un grande Partito innovatore e diffuso una costante spinta a riflettere sulle proprie scelte, a migliorarsi, a verificare in tempo reale gli effetti delle proprie azioni, a correggerle, a studiare e inventare nuove soluzioni per Milano.

Durante la lunga e bellissima campagna elettorale che ha preceduto il voto di maggio, il Partito Democratico con i suoi circoli, iscritti, elettori, è stato un fulcro e insieme un volano di idee.

Idee insieme radicali e riformiste. Idee capaci di tenere la testa alta e permettere una visione sul futuro e il grande territorio di Milano; ma allo stesso tempo idee capaci di tenere i piedi ben saldi per terra e non essere velleitarie ma misurate, verificate di continuo e rese più efficaci dal contatto con le comunità, i quartieri, la vita quotidiana di Milano e dei milanesi.

La grande idea di una scuola pubblica aperta a tutte le ore del giorno, per tutti i giorni dell’anno, per tutte le età. Il doppio sguardo di genere, necessario a portare nella politica la prospettiva dell’universo femminile e la sua intelligenza visionaria e di sistema. La sfida di una Città-Mondo abitata oggi da milanesi di 191 nazionalità che possa finalmente dispiegare la sua potenza economica e culturale. La campagna per valorizzare la potenza e la generosità diffusa della piccola e media impresa milanese; di quelle quasi 200 mila comunità di rischio e di destino che trainano e insieme reggono, con grande fatica e spesso solitudine, il percorso verso una Milano migliore. La proposta di un decentramento che non sia quello burocratico delle attuali Zone, ma fondato su principi di democrazia deliberativa. La scelta di una Milano dove i diritti dei deboli non siano “deboli diritti”, ma anzi la prospettiva giusta per migliorare la vita quotidiana, l’accessibilità ai servizi. Dove i giovani che vivono la realtà del precariato possano avere un futuro professionale e una casa dove andare a vivere. L’idea di una cultura diffusa nella città ed esplosiva nelle sue espressioni, che chi governa non pretenda di irrigimentare (non potendola più neppure finanziare) ma piuttosto sappia riconoscere, valorizzare e aiutare a diventare la vera fonte di offerta di quella moltitudine di eventi, spettacoli, incontri, esposizioni che rende così unica , unica al mondo, la nostra città. La grande sfida per una metropoli che riscopra la sua vocazione agricola, una ruralità che significa coltivazione e insieme cura del territorio e delle sue pratiche, oltre che scambio di beni con la città.

Queste sono solo alcune delle idee, delle parole nate nei pensieri e nei discorsi degli iscritti e degli elettori del Partito Democratico milanese. Idee e parole che hanno fatto vincere Giuliano Pisapia, hanno fatto eleggere un Consiglio con 29 rappresentanti del centro-sinistra e che oggi rappresentano le stelle polari della nuova Giunta.

è triste dircelo, ma nonostante questo successo, il Partito che esiste oggi a Milano sembra un piccolo mondo chiuso, parallelo e indifferente a quanto succede nel governo della città. Il partito che di fronte alle vicende giudiziarie di un suo dirigente si produce in un complicato riassetto della sua Segreteria invece che affrontare con coraggio un serio approfondimento politico sul rapporto tra interessi, governo locale e trasformazioni del territorio; il partito che oggi discute e si divide parlando di riorganizzazione per componenti, di nomine equilibrate sulle correnti, è lontano mille miglia dalla tensione propulsiva della nostra campagna elettorale. E lo è in un momento in cui, lo ripetiamo, avremmo bisogno come ossigeno di quella tensione ideale. Noi che stiamo a Palazzo Marino, voi che ci avete eletto – e tutta la città intera.

Care amiche e cari amici del PD; voi che guardate al PD con quel misto di titubanza, fiducia, perplessità e affetto che proviamo verso un simbolo, una comunità di cui riconosciamo l’immenso valore potenziale e i grandi limiti attuali.

Quello che voglio dirvi oggi è che voi siete, dovete essere, il PD.

Dovete tornare ad essere il PD che avremmo voluto in questi anni, che avete votato il 15 maggio e che vogliamo guidi il cambiamento radicale e riformista in Italia.

Dobbiamo, dovete riprendere tra le vostre mani quella forza collettiva che avete contribuito a sprigionare e che oggi non può appoggiarsi solo alla grande generosità dei 4000 iscritti al PD milanese o alla buona volontà e all’intelligenza di un gruppo ristretto di dirigenti e dei funzionari di Partito.

Vi propongo una mossa semplice e potente: iscrivetevi al PD nuovo, iscrivetevi per un nuovo PD che torni ad essere l’energia profonda che ha spinto il centro-sinistra a tornare a governare dopo 20 anni Milano.

Iscrivetevi a una comunità che ha bisogno come il pane delle vostre idee e che per questo deve rigenerarsi, uscire dalle logiche piccole e ottuse delle consorterie legate alle leadership nazionali o locali.

Iscrivetevi per rifondare una comunità di milanesi che sappia ripensare e rilanciare la propria identità di movimento collettivo di idee e progetti e – solo in conseguenza a questa identità rigenerata- sappia anche rimettere in discussione la propria formula organizzativa.

Iscrivetevi, iscriviamoci ad un Partito Democratico che rinasce e si rigenera grazie ad una intensa discussione collettiva aperta a tutta la città, che verifichi e rinnovi il gruppo dirigente dando spazio a chi viene dai circoli, dal lavoro sociale e dalle professioni. Grazie ad un congresso straordinario nel corso del quale Milano e la sua nuova Amministrazione, stimolata da un PD invaso dai suoi elettori, venga a sua volta invasa dalle nostre idee e dalle nostre visioni del futuro.

Siamo in molti a volere questa invasione rigenerante. Cominciamo, oggi, a farla diventare realtà.

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Ricucire l’Italia, 20mila a Milano per chiedere cambiamento

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Milano, 8 ott. (LaPresse) – Erano in 20 mila questo pomeriggio in piazza Sempione, sotto l’arco della Pace a Milano, a chiedere un cambiamento. C’erano giovani, bambini in carrozzina, partigiani con annodato al collo il fazzoletto tricolore. C’erano ragazzi con la bandiera del popolo viola, tanti sindaci da tutta Italia e moltissime bandiere dell’Italia. Dal palco, per tutto il pomeriggio si sono alternati politici, giornalisti, scrittori e rappresentanti della società civile, uniti nell’impegno di disegnare l’Italia del dopo Berlusconi. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha scaldato la piazza con la sua convinzione che la fine del governo “sia ormai imminente” e alla vittoria contro il centro destra dello scorso maggio a Milano ne segua una seconda a livello nazionale.

Poi è stata la volta di Roberto Saviano che in un video ha voluto ricordare come in una società di diritto le persone abbiano anche il diritto alla felicità. Il premio Nobel Dario Fo ha paragonato il momento storico che l’Italia sta attraversando a una pantomima di Buster Keaton e ha sottolinato come il ‘berlusconismo’ sia arrivato al capolinea: “La situazione è drammatica con un superministro padrone di un governo, un regno delle banane, che si rende conto che il popolo, il suo popolo, non c’è più. E vive nel terrore”. Durante la maratona di ‘Ricucire l’Italia’, durata oltre 4 ore, c’è stato il tempo per indignarsi, parlare del futuro, della libertà di informazione ma anche di commuoversi per le quattro operaie morte nel crollo della palazzina a Barletta. Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, ha voluto aprire la manifestazione proprio con un minuto di silenzio dedicato a loro che la piazza ha rispettato con commozione. A parlare di lavoro sono stati anche il segretario della Cgil lombarda Onorio Rosati e Saviano, che nel suo messaggio ha ricordato come spesso il lavoro sommerso costituisca in realtà “l’eccellenza del sistema Italia”.

Sono arrivati anche i messaggi di Umberto Eco, Moni Ovadia e don Luigi Ciotti. Sul palco si sono alternati Michele Serra, Marco Travaglio, che ha dedicato il suo intervento alla libertà d’informazione, “un problema – ha detto – che riguarda tutti, non solo i giornalisti”, messa in discussione dalla legge bavaglio allo studio in parlamento e Lirio Abbate che ha ricordato Giuseppe D’Avanzo. Hanno preso la parola anche giuristi come Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha chiuso la manifestazione dicendo: “Si dice che in Italia stia prevalendo la stanchezza. Questa piazza dimostra esattamente il contrario. Qui c’è rappresentato in sintesi il nostro Paese. Laici e cattolici, uomini e donne, giovani e anziani. Noi non siamo mossi da odio o rancore, ma da un senso di partecipazione per il bene del nostro paese. Sono i partiti politici che devono raccogliere le richieste e i bisogni che vengono da piazze come questa e devono trasformarle in passione civile. Non siamo una piazza antipolitica, ma una piazza che lavora per la politica”. Che il cambiamento non possa arrivare se non attraverso l’impegno comune lo spiega lo storico Paul Ginsborg: “L’uomo è stato sottostimato dai media e dalla stampa – ha detto – ma lui combatte sino alla fine. Ci vuole una rivoluzione mite, senza violenza”.

GESTIONE BIS: VENERDÌ NERO CAOS COLPA GOVERNO BORSA MILANO

(ASCA) – Roma, set di 2-”con una perdita del 15,5%, e ‘

è stato il mese peggiore degli ultimi tre anni della nostra

il mercato azionario. Ma anche in parte non settembre

Meglio e le responsabilità sono un governo che è

presenta sul mercato nella confusione, con un

ancora aperta, caotico, senza tetto e privo di

azioni necessarie per riavviare la crescita necessaria

dell’economia. L’unica certezza è politico: l’asse e

PDL e lui “ERAP” e la squadra del governo non è in grado

in risposta alle pressioni dall’UE e la BCE. Pertanto il

Coordinatore del Comitato economico del partito democratico.

Camera, Francesco Boccia, commenti su venerdì nero

La borsa di Milano, che è stato il peggiore

importanti mercati europei.

“La maggioranza è divisa su tutto: pensioni

interventi per le autorità locali di liberalizzazione per

riforma istituzionale, dalla giustizia delle quote latte.

Nelle prossime settimane, ci saranno dei ritardi significativi

da nuove aste dei titoli di stato che, in assenza

misure di calcestruzzo, sono a grave rischio. Necessità di un cambiamento di

passo-Ball-End, chiediamo al governo di aprire

le proposte dell’opposizione e a mettere in atto i

scelta strutturale richiede che l’Europa che noi poi,.

il bene del paese, Berlusconi risponde all’invito del Bersani

e fare un passo indietro “.