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CRISI: FASSINA, DRAMMATICI DATI BANKITALIA EFFETTO CARENZA DOMANDA

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(ASCA) – Roma, 7 nov – ”I dati di Bankitalia sui neet

descrivono con drammatica efficacia cosa vogliono dire la

recessione e gli errori di politica in Italia e nell’area

Euro”. Lo afferma Stefano Fassina, responsabile Pd Economia

e Lavoro.

”Per combattere tale piaga umana e sociale, oltre che

l’economia, va cambiata la politica economica nell’area Euro

- aggiunge -. Scorciatoie per un’ulteriore precarizzazione

del mercato del lavoro sono illusorie e dannose. Il

risanamento va coniugato con la crescita. L’Ue e l’area Euro

sono avvitati in una spirale deflattiva dovuta essenzialmente

alla carenza di domanda aggregata, aggravata da cieche

politiche di austerita’ imposte da governi conservatori.

Bisogna affrontare senz’altro i problemi della finanza

pubblica ma se non si pone attenzione all’economia reale non

arriva al risanamento ma alla recessione, a crescenti

difficolta’ delle banche, all’aumento del debito pubblico”.

”E’ urgente nell’area Euro una risposta politica e di

politica economica alternativa per salvare la moneta unica,

promuovere il lavoro ed evitare la perdita di fiducia nel

futuro, nella politica e nella democrazia da parte dei

giovani” conclude.

BANKITALIA: DONADI(IDV), NOMINA GOVERNATORE NON QUESTIONE DI PARTITI

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(ASCA) – Roma, 20 ott – ”L’Italia dei Valori e’ l’unica

forza politica che si e’ sottratta al balletto delle nomine

per Bankitalia”. Lo afferma il capogruppo dell’Idv alla

Camera, massimo Donadi, interoellato alla Camera.

La nomina del governatore ”e” un fatto troppo

importante, nel mezzo di una grave crisi economica, per farne

una questione di partiti e soprattutto – aggiunge Donadi -

per quanto riguarda il governo, una guerra per bande, un

regolamento di conti”.

BANKITALIA: COME NEL ’93. INDICATO IL NUMERO 3 DEL DIRETTORIO

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(ASCA) – Roma, 20 ott – L’indicazione del nuovo governatore

della Banca d’Italia nella persona di Ignazio Visco ha

raccolto il favore di maggioranza, opposizione e delle forze

sociali. Una nomina nel segno della continuita’ e

dell’autonomia dell’Istituto centrale e che ricorda la scelta

di Antonio Fazio alla massima carica di Via Nazionale nel

1993. Ignazio Visco, come 18 anni fa Fazio, e’ il numero tre

del direttorio di Palazzo Koch. Allora Fazio ”scavalco”’ il

numero due, il direttore generale Lamberto Dini che l’anno

dopo fu chiamato proprio dall’allora e attuale premier Silvio

Berlusconi al ministero del Tesoro.

Oggi, probabilmente per effetto di una delicata mediazione

politica, al Dg Fabrizio Saccomanni e’ stato preferito il

vice direttore anziano dell’istituto, il numero 3 del

direttorio, Ignazio Visco. Una designazione comunque

impeccabile dal punto di vista istituzionale, considerato che

il Consiglio Superiore di Bankitalia ha immediatamente

definito ”positiva” la soluzione Visco.

BANKITALIA: CHI E’ IGNAZIO VISCO, IL NUOVO GOVERNATORE

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(ASCA) – Roma, 20 ott – Ignazio Visco, designato oggi nuovo

governatore della Banca d’Italia, nasce a Napoli il 21

novembre 1949, e’ sposato e ha tre figlie.

Vice Direttore Generale dell’Istituto Centrale dal 9

gennaio 2007. Dal 2004 Funzionario Generale della Banca

d’Italia (prima come Direttore Centrale per le Attivita’

Estere e dal marzo 2006 come Direttore Centrale per la

Ricerca Economica). Presidente del Comitato Relazioni

Internazionali del Sistema Europeo delle Banche Centrali -

SEBC (2009-10). Membro del Comitato dei Supplenti del G-7,

del Comitato dei Supplenti del G-20, del Comitato Economico e

Finanziario della UE, del gruppo di lavoro n. 3 del Comitato

di Politica Economica dell’OCSE; supplente nel Consiglio di

amministrazione della BRI.

Nel 1971 si laurea in Economia e Commercio con il massimo

dei voti e lode presso l’Universita’ degli Studi di Roma ”La

Sapienza”, discutendo la tesi Verifica della tesi

dell’incorporamento dell’aumento dei prezzi nel tasso

d’interesse (con il prof. F. Caffe’). Assunto nel 1972 in

Banca d’Italia, compie il periodo di perfezionamento presso

la University of Pennsylvania (Philadelphia, USA), con borse

di studio ‘B. Stringher’, ‘Luigi Einaudi’ e ‘Marco Fanno’ e

come Fellow dell’Economic Research Unit del Dipartimento di

Economia, dove consegue un Master of Arts (1974) e un Ph.D.

in Economics (1981) discutendo la tesi The Measurement,

Analysis and Formation of Inflation Expectations (con i

professori A. Ando, L.R. Klein e R.S. Mariano).

Al ritorno in Italia, nel 1974, e’ assegnato al Servizio

Studi, di cui diviene Capo nel 1990. Coordina il Gruppo di

lavoro per la costruzione del Modello trimestrale

dell’economia italiana (1983-86), partecipa allo studio e

alla definizione di interventi di politica monetaria e del

cambio, rappresenta l’Istituto e ricopre incarichi in

organismi nazionali (tra i quali, Istat, CNEL, CNR e

Presidenza del Consiglio dei Ministri) e internazionali

(OCSE, UE, BRI).

Dal 1997 al 2002 e’ Chief Economist e Direttore

dell’Economics Department dell’OCSE, nella cui veste

sovrintende all’attivita’ di analisi delle economie e delle

politiche dei paesi industriali e ai progetti di ricerca sui

principali problemi economici e finanziari mondiali. E’ anche

membro di vari gruppi e comitati internazionali, tra i quali

il Comitato dei Supplenti del G-10 (nel quale poi rappresenta

la Banca d’Italia dal 2004 al 2006) e la Commission on Global

Ageing del Center for Strategic and International Studies di

Washington.

E’ autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: Price

Expectations in Rising Inflation, North Holland, 1984; Le

aspettative nell’analisi economica, Il Mulino, 1985;

Inflazione, concorrenza e sviluppo (con S. Micossi), Il

Mulino, 1993; Saving and the Accumulation of Wealth (con A.

Ando e L. Guiso), Cambridge University Press, 1994;

L’economia italiana (con L. F. Signorini), Il Mulino, 2002;

Ageing and Pension System Reform (Rapporto per i Supplenti

del Gruppo dei Dieci, presidente del Gruppo di lavoro), 2005;

Investire in conoscenza, Il Mulino, 2009.

Ha insegnato econometria (1983-85) e politica economica

(1989) presso l’Universita’ ”La Sapienza” di Roma. E’ stato

Associate Editor della European Economic Review (1986-91) e

membro dei Comitati scientifici della Fondazione Enrico

Mattei (1994-2001), delle Lezioni Raffaele Mattioli

(1996-2004) e di ”Monitoring Italy” per l’ISAE (2002-03).

Attualmente e’ co-direttore della rivista Politica economica,

membro del Gruppo consultivo per il settore economia della

Societa’ Editrice ”Il Mulino”, del Comitato consultivo

della Scuola Normale Superiore di Pisa, del Comitato

scientifico della Scuola Superiore di Economia (SSE) di

Venezia e presidente del Consiglio scientifico

dell’International Center for Monetary and Banking Studies di

Ginevra.

E’ membro della Societa’ Italiana degli Economisti, della

Societa’ Italiana di Statistica, dell’American Economic

Association, del Consiglio italiano per le Scienze Sociali e

dell’Associazione ”Il Mulino”. Ha ricevuto il Leontief

Award for Best Dissertation in Quantitative Economics

(Eastern Economic Association, 1982), il Premio ”Best in

Class”, Facolta’ di Economia, Universita’ degli Studi di

Roma ”La Sapienza” (2006) e l’onorificenza di Grande

Ufficiale al merito della Repubblica italiana (2007).

Bankitalia, domani la nomina:in corsa Saccomanni, Grilli e Bini Smaghi

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Roma, 19 ott. (LaPresse) – Di sicuro sulla nomina del successore di Mario Draghi alla Banca d’Italia c’è soltanto che domani il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, invierà al Consiglio superiore di via Nazionale la lettera con il nome del governatore designato. Lo ha dichiarato lo stesso premier, senza dire quale sarà il nome messo per iscritto. “Non posso dire nulla – ha spiegato Berlusconi – sono tenuto al segreto”. Le parole del premier potrebbero far pensare anche che la partita tra i sostenitori del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, non sia ancora chiusa. Negli ultimi giorni sono tornate a salire anche le quotazioni del membro italiano del board della Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi. E’ stato ancora Berlusconi a sottolineare che l’economista fiorentino, che dovrebbe lasciare l’Eurotower per far posto a un francese, “è nel novero dei candidati”.

Stamattina in un comunicato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha smentito le indiscrezioni del Corriere, secondo le quali “quasi fosse una campagna elettorale” Tremonti avrebbe chiamato “uno a uno i membri” del direttorio di Bankitalia per sostenere la candidatura di Grilli. Il ministro ha confermato contatti telefonici con vertici di via Nazionale, precisando però che non si è mai toccato l’argomento successione in quelle chiamate.

Non è un mistero che Tremonti sostenga Grilli, classe 1957, suo collaboratore al Tesoro (direttore generale nominato dal ministro Domenico Siniscalco nel 2005) e presidente del Comitato economico e finanziario dell’Unione europea. Grilli è descritto come un accademico riservato (è stato docente universitario negli Usa e alla Bocconi), tecnico preparato e poco avvezzo alla politica. Ma soprattutto è milanese di nascita. E per questa sua caratteristica, il leader della Lega Nord e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, ha detto di preferirlo ad altri candidati, schierandosi di fatto con Tremonti. Sarebbe stato proprio Grilli a portare Giovanni Gorno Tempini alla guida della Cassa Depositi e Prestiti, conquistandosi la stima del ministro dell’Economia, che avrebbe in mente un governatore di Bankitalia più vicino al Governo.

Saccomanni rappresenterebbe invece la scelta opposta. Quella soluzione interna, gradita a Mario Draghi, per la garanzia di una continuità con un’azione di via Nazionale autonoma rispetto alle sirene dell’esecutivo. L’attuale direttore generale dell’Istituto centrale occupa quella posizione dal 2006, ma ha iniziato la sua carriera interna addirittura nel giugno del 1967, all’ufficio di Vigilanza nella sede di Milano. Dalla parte del romano Saccomanni, classe 1942, penderebbe anche il favore del direttorio di Bankitalia. Nell’ultimo mese in più occasioni è sembrato in vantaggio su Grilli, per poi perdere di nuovo il favore del pronostico.

Così l’empasse su Bankitalia ha portato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dirsi preoccupato per le “persistenti difficoltà” sulla nomina. Il presidente ha avuto in merito pochi giorni fa un colloquio al Colle con Berlusconi. La prassi istituzionale prevede che il governatore sia nominato per decreto dal presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il ruolo centrale spetta quindi al premier, che ha fatto capire che non intende generare strappi nel Governo.

E se tra i due litiganti la spuntasse il terzo? Nella partita è rientrato nelle ultime ore Bini Smaghi e non escluso che il nome nella lettera per Bankitalia sia proprio il suo. La nomina toglierebbe uno spinoso dossier dal tavolo di Berlusconi, che ha ottenuto l’appoggio per la presidenza di Mario Draghi alla Bce del presidente francese, Nicolas Sarkozy, assicurando le successive dimissioni del membro italiano del board di Francoforte (in carica dal 2005) per lasciare il posto a un francese. Con l’uscita di scena di Jean-Claude Trichet da presidente, infatti, Parigi non avrebbe esponenti nel board della Bce per la prima volta dall’entrata in vigore dell’euro. E Sarkozy, che Berlusconi incontrerà nel Consiglio europeo questo fine settimana, potrebbe rivendicare l’intesa.

Bini Smaghi, classe 1956, ha un passato nel servizio studi della Banca d’Italia, tra il 1983 e il 1994. Alla richiesta di Berlusconi di lasciare la Bce, l’economista fiorentino si era prima opposto mettendo davanti l’autonomia dell’Eurotower dalla politica, cedendo soltando in seguito per rispetto “dell’interesse nazionale”. “Lascerò l’incarico entro dicembre”, ha affermato. Ma non è escluso che Berlusconi decida di accelerare. E per i bookmaker esteri il nuovo governatore di via Nazionale sarà proprio Bini Smaghi. I quotisti d’oltremanica, riporta Agipronews, appoggiano la preferenza di Berlusconi per Bini Smaghi, prima opzione a 2,10. Offerta più alta per Grilli, bancato a 3,00. Solo terzo, almeno in quota, Fabrizio Saccomanni, ipotesi a 5 volte la posta.

Bankitalia, domani la nomina:in corsa Saccomanni, Grilli e Bini Smaghi

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Roma, 19 ott. (LaPresse) – Di sicuro sulla nomina del successore di Mario Draghi alla Banca d’Italia c’è soltanto che domani il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, invierà al Consiglio superiore di via Nazionale la lettera con il nome del governatore designato. Lo ha dichiarato lo stesso premier, senza dire quale sarà il nome messo per iscritto. “Non posso dire nulla – ha spiegato Berlusconi – sono tenuto al segreto”. Le parole del premier potrebbero far pensare anche che la partita tra i sostenitori del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, non sia ancora chiusa. Negli ultimi giorni sono tornate a salire anche le quotazioni del membro italiano del board della Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi. E’ stato ancora Berlusconi a sottolineare che l’economista fiorentino, che dovrebbe lasciare l’Eurotower per far posto a un francese, “è nel novero dei candidati”.

Stamattina in un comunicato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha smentito le indiscrezioni del Corriere, secondo le quali “quasi fosse una campagna elettorale” Tremonti avrebbe chiamato “uno a uno i membri” del direttorio di Bankitalia per sostenere la candidatura di Grilli. Il ministro ha confermato contatti telefonici con vertici di via Nazionale, precisando però che non si è mai toccato l’argomento successione in quelle chiamate.

Non è un mistero che Tremonti sostenga Grilli, classe 1957, suo collaboratore al Tesoro (direttore generale nominato dal ministro Domenico Siniscalco nel 2005) e presidente del Comitato economico e finanziario dell’Unione europea. Grilli è descritto come un accademico riservato (è stato docente universitario negli Usa e alla Bocconi), tecnico preparato e poco avvezzo alla politica. Ma soprattutto è milanese di nascita. E per questa sua caratteristica, il leader della Lega Nord e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, ha detto di preferirlo ad altri candidati, schierandosi di fatto con Tremonti. Sarebbe stato proprio Grilli a portare Giovanni Gorno Tempini alla guida della Cassa Depositi e Prestiti, conquistandosi la stima del ministro dell’Economia, che avrebbe in mente un governatore di Bankitalia più vicino al Governo.

Saccomanni rappresenterebbe invece la scelta opposta. Quella soluzione interna, gradita a Mario Draghi, per la garanzia di una continuità con un’azione di via Nazionale autonoma rispetto alle sirene dell’esecutivo. L’attuale direttore generale dell’Istituto centrale occupa quella posizione dal 2006, ma ha iniziato la sua carriera interna addirittura nel giugno del 1967, all’ufficio di Vigilanza nella sede di Milano. Dalla parte del romano Saccomanni, classe 1942, penderebbe anche il favore del direttorio di Bankitalia. Nell’ultimo mese in più occasioni è sembrato in vantaggio su Grilli, per poi perdere di nuovo il favore del pronostico.

Così l’empasse su Bankitalia ha portato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dirsi preoccupato per le “persistenti difficoltà” sulla nomina. Il presidente ha avuto in merito pochi giorni fa un colloquio al Colle con Berlusconi. La prassi istituzionale prevede che il governatore sia nominato per decreto dal presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il ruolo centrale spetta quindi al premier, che ha fatto capire che non intende generare strappi nel Governo.

E se tra i due litiganti la spuntasse il terzo? Nella partita è rientrato nelle ultime ore Bini Smaghi e non escluso che il nome nella lettera per Bankitalia sia proprio il suo. La nomina toglierebbe uno spinoso dossier dal tavolo di Berlusconi, che ha ottenuto l’appoggio per la presidenza di Mario Draghi alla Bce del presidente francese, Nicolas Sarkozy, assicurando le successive dimissioni del membro italiano del board di Francoforte (in carica dal 2005) per lasciare il posto a un francese. Con l’uscita di scena di Jean-Claude Trichet da presidente, infatti, Parigi non avrebbe esponenti nel board della Bce per la prima volta dall’entrata in vigore dell’euro. E Sarkozy, che Berlusconi incontrerà nel Consiglio europeo questo fine settimana, potrebbe rivendicare l’intesa.

Bini Smaghi, classe 1956, ha un passato nel servizio studi della Banca d’Italia, tra il 1983 e il 1994. Alla richiesta di Berlusconi di lasciare la Bce, l’economista fiorentino si era prima opposto mettendo davanti l’autonomia dell’Eurotower dalla politica, cedendo soltando in seguito per rispetto “dell’interesse nazionale”. “Lascerò l’incarico entro dicembre”, ha affermato. Ma non è escluso che Berlusconi decida di accelerare. E per i bookmaker esteri il nuovo governatore di via Nazionale sarà proprio Bini Smaghi. I quotisti d’oltremanica, riporta Agipronews, appoggiano la preferenza di Berlusconi per Bini Smaghi, prima opzione a 2,10. Offerta più alta per Grilli, bancato a 3,00. Solo terzo, almeno in quota, Fabrizio Saccomanni, ipotesi a 5 volte la posta.

BANKITALIA: PD, DA’ ALLARME ROSSO MA GOVERNO RISPONDE CON AUTOISOLAMENTO

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(ASCA) – Roma, 13 ott – ”Da Bankitalia arrivano la

stroncatura della politica economica di questi tre anni e

l’allarme rosso per l’immediato futuro: ma il governo,

anziche’ recepire il messaggio, ci pare che continui il suo

auto-isolamento dal resto del Paese senza dare risposte”.

Lo ha detto Francesco Boccia, coordinatore delle

commissioni Economiche del Gruppo del Pd alla Camera, dopo

l’audizione al Senato del capo della Ricerca Economia della

Banca d’Italia.

”L’audizione di oggi -ha aggiunto- e’ davvero

angosciante: certifica che la pressione fiscale locale e

quella sul lavoro sono cresciute, tanto da chiedere la

reintroduzione dell’Ici, respinge i tagli lineari di Tremonti

e la sua clausola salvaguardia, e considera insostenibile

tutto il meccanismo del federalismo fiscale. Peraltro, non

bisogna sottovalutare che questo avviene nel giorno in cui i

mercati valutano che la Spagna sia piu’ credibile

dell’Italia. Insomma, un disastro al quale il governo non

puo’ rispondere con un Ddl stabilita’ che si annunzia

sostanzialmente vuoto”.