Monthly Archives: ottobre 2011 - Page 2

Vita e morte di Gheddafi

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Muammar Gheddafi è stato catturato e ucciso oggi, giovedì 20 ottobre, dai ribelli libici, che hanno espugnato Sirte dopo otto mesi di guerra civile. La capitale della Libia, Tripoli, era caduta poche settimane fa: la presa di Sirte da parte del Consiglio Transitorio Nazionale e la sua morte mettono definitivamente fine a una storia lunga 42 anni.

Il primo settembre del 1969 un gruppo di militari libici guidati dall’ufficiale Muammar Gheddafi depose con un colpo di Stato re Idris, che si trovava al potere dal 1951: da quando, insomma, il paese aveva raggiunto l’indipendenza dal Regno Unito. Muammar Gheddafi aveva 27 anni. Il nuovo regime, guidato da un “Consiglio del comando rivoluzionario” presieduto dallo stesso Gheddafi, abolì la monarchia e proclamò la repubblica sotto il motto di “libertà, socialismo e unità”. Il governo nazionalizzò le grandi imprese, chiuse le basi militari straniere e confiscò i territori degli italiani e degli italo-libici, che furono costretti a lasciare il paese. Grazie anche alle ingenti entrate frutto delle esportazioni del petrolio, il nuovo governo migliorò le infrastrutture del paese e diede il via a una serie di riforme per migliorare l’istruzione e la sanità e renderle accessibili a tutte le fasce della popolazione. Il regime adottò l’Islam come religione di stato, abolì le istituzioni parlamentari, confermò il divieto di formare dei partiti politici – che era già in vigore dal 1952 – e censurò la stampa. L’obiettivo di Gheddafi – come spiegato nel Libro Verde, pubblicato nel 1976 – era realizzare uno stato che fosse contemporaneamente islamico e socialista e cercò quindi di integrare le riforme economiche, sociali e politiche con i precetti religiosi.

Nel 1973 Gheddafi diede inizio alla cosiddetta “rivoluzione culturale”, con la formazione di circa un migliaio di comitati popolari eletti direttamente dal popolo e con compiti amministrativi. Il 2 marzo del 1977 il Consigliò proclamò la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, dove il termine Giamahiria si può tradurre come “Stato delle masse” e corrisponde all’idea di Gheddafi che il popolo si debba autogovernare senza alcun vincolo, pratica che negli anni si è tradotta di fatto nella completa assenza di istituzioni e corpi intermedi tra il popolo e il dittatore. Il Consiglio venne sciolto e sostituito dal Congresso generale del popolo. Nel 1977 i comitati popolari vennero affiancati dai “comitati rivoluzionari”, che venivano usati dal regime per spiare la popolazione e reprimere qualsiasi forma di dissenso. Nel 1979 Gheddafi rinunciò a ogni carica politica facendosi chiamare semplicemente “la guida della rivoluzione” e rimanendo l’unico leader al potere.

Con Gheddafi la Libia ebbe un ruolo molto attivo a livello internazionale: divenne un costante alleato della causa palestinese, avversando i tentativi di avvicinamento a Israele del presidente egiziano Anwar al-Sadat e cercando di spingere Israele ad accogliere in Cisgiordania e a Gaza i profughi palestinesi scacciati dalla Libia. Finanziò il movimento del Settembre Nero, responsabile dell’attentato alle Olimpiadi di Monaco, appoggiò gli attentati dell’IRA e addestrò numerosi aspiranti attentatori suicidi che volevano combattere contro l’Europa, Israele e gli Stati Uniti. Dal 1974 al 1989 fu impegnato in una guerra contro il Ciad, cui rivendicava il controllo di una regione al confine con la Libia. Nel 1984 ordinò ai suoi diplomatici a Londra di sparare contro un gruppo rifugiati libici che manifestavano contro l’uccisione di due dissidenti da parte del regime. Durante la sparatoria morirono undici libici e una poliziotta britannica. Il 5 aprile del 1986 agenti libici bombardarono un night club a Berlino Ovest, uccidendo tre persone e ferendone 229.

Negli anni Ottanta i rapporti tra la Libia e gli Stati Uniti cominciarono a deteriorarsi. Nel 1981 gli Stati Uniti imposero un embargo sull’importazione del petrolio libico e nel 1986 attaccarono il paese, che era stato inserito dal presidente Ronald Reagan tra gli stati canaglia. Le cose peggiorarono ulteriormente nel 1992, quando la Libia venne accusata di possedere e produrre armi chimiche. Sempre nel 1992 le Nazioni Unite imposero delle sanzioni al paese in seguito al rifiuto di Gheddafi di consegnare due cittadini libici sospettati di aver organizzato l’attentato del 1988 a Lockerbie, in Scozia, durante il quale morirono 259 persone. Le sanzioni prevedevano un embargo aereo e sulla vendita di armi alla Libia, la riduzione del numero di diplomatici nel paese e alcune sanzioni sulle esportazioni di petrolio. Nel 1999 Gheddafi decise di consegnare i due sospettati attentatori e le sanzioni vennero rimosse. Uno dei due, Abdel Basset Ali al-Megrahi, fu condannato all’ergastolo e rilasciato nell’estate del 2009 per motivi di salute. Tornato in Libia, è stato accolto come un eroe nazionale.

Dalla fine degli anni Novanta Gheddafi ha cercato di allontanarsi dalla sua figura di oppositore del sistema occidentale. Nel 2003, dopo l’invasione americana dell’Iraq, ha annunciato la fine del programma per sviluppare armi di distruzione di massa. Nel 2004 ha viaggiato per la prima volta in Europa, dopo 15 anni. Negli ultimi anni i rapporti tra la Libia e l’Italia sono notevolmente migliorati, attirando anche numerose critiche e perplessità da parte della comunità internazionale: nel 2008 i due paesi hanno stretto un “trattato di amicizia e cooperazione” che prevede il pagamento di 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione per il periodo coloniale, in cambio di un maggiore controllo dell’immigrazione clandestina verso l’Italia.

Le proteste contro il regime di Gheddafi sono iniziate a febbraio scorso e la repressione del regime è stata da subito durissima, convincendo anche la comunità internazionale a intervenire per fermare il massacro contro i civili. Ad agosto, dopo sei mesi di battaglia, i ribelli libici hanno conquistato Tripoli. Pochi giorni fa le forze del Consiglio di Transizione?hanno preso il controllo di Bani Walid. Oggi è stata la volta di Sirte. E a Sirte è finita la storia del regime di Muammar Gheddafi.

- Diario della guerra in Libia

- Tutti gli articoli del Post sulla guerra in Libia

Leggi anche

FS: SIMEONE, SCIOPERO DI DOMANI PER AVERE SERVIZIO DA AZIENDA DI STATO

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 20 ott – ”Fs sta smantellando il Servizio

Ferroviario nell’assordante silenzio della politica, con una

strategia industriale contrassegnata negli ultimi anni dal

rifiuto del rinnovo del CCNL scaduto da tre anni, le

dismissioni del trasporto merci, l’abbandono di territori e

una arroganza di gestione che ha azzerato il sistema di

relazioni industriali”. Lo afferma in una nota il segretario

generale della Uilt, Luigi Simeone, alla vigila dello

sciopero proclamato per domani per tutti i dipendenti del

gruppo Fs.

”Sono allora i lavoratori e gli utenti a pagare con un

sciopero – conclude Simeone – per la salvaguardia del

servizio e la tutela dei diritti, nell’interesse del Paese e

dei cittadini”.

BERLUSCONI: DI PIETRO,GOLPE E’ SUO, IN POLITICA PER SFUGGIRE A GIUSTIZIA

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 21 ott – ”Berlusconi evidentemente confonde

il significato dei termini. Con Tangentopoli si intendeva, e

si intende, una realta’ virtuale, che nel nostro Paese e’

reale, e che veniva distrutta da finanziamenti e accordi

illeciti, scambi di favori e mazzette. Mani Pulite, invece,

fu un’azione giudiziaria efficace, in cui l’autorita’

giudiziaria cerco’ di ripulire le istituzioni”.

Lo afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio

Di Pietro che aggiunge: ”Fatta questa premessa, Berlusconi

ha ragione nel dire che Tangentopoli e’ stato un golpe.

Infatti, si e’ trattato di un golpe commesso da chi, come

lui, ha praticato commistioni illecite tra politica e affari.

Quanto poi alle dichiarazioni in cui il premier sostiene che

la magistratura l’ha aggredito, e’ bene ricordare che questa

sua affermazione e’ vecchia di oltre 15 anni. L’aveva gia’

fatta nel lontano 1995, allorche’ lui e il suo amico Previti

denunciarono i magistrati milanesi presso la procura di

Brescia, per le azioni giudiziarie che avevano intrapreso nei

suoi confronti. Nel decreto di archiviazione e’ specificato

che, contrariamente a quanto Berlusconi aveva affermato, non

era vero che i giudici l’avevano messo sotto inchiesta

perche’ era entrato in politica, semmai il contrario, cioe’

che si era messo a fare politica perche’ i giudici l’avevano

messo sotto inchiesta. Carta canta”.

PD: RENZI, NON SI PUO’ FARE RIVOLUZIONE CON COLONNELLI RESTAURAZIONE

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Firenze, 21 ott – ”Non si puo’ fare la rivoluzione

con i colonnelli della restaurazione. E questo vale per

tutti. Alla Leopolda noi vogliamo fare qualcosa accettando il

rischio di essere arroganti: portare la discussione politica

sui contenuti e non sulle simpatie”. Matteo Renzi, sindaco

di Firenze, con un’intervista a Vita anticipa temi e

obiettivi del ‘Big Bang’, la tre giorni dei ‘rottamatori’ in

programma a Firenze dal 28 al 30 ottobre.

”Il Big Bang consiste nel portare a galla la scandalosa

deriva in cui sono finiti temi fondamentali della nostra

vita”, afferma Renzi che a ‘Vita’ fa un esempio: ”La

formazione professionale, sulla quale ci giochiamo il destino

delle prossime generazioni; e invece e’ un carrozzone che,

per rispettivi interessi, nessuno osa mettere in

discussione”.

Renzi va all’attacco non solo della politica ma anche delle

rappresentanze: ”Sindacati e Confindustria: quando entra in

gioco la rappresentanza sembra invece di essere proiettati

nel passato. Il tavolone di Palazzo Chigi oggi non

rappresenta piu’ nessuno. Dobbiamo avere il coraggio di

smantellare questi riti.

Le rappresentanze si sono corazzate dietro

un’autoreferenzialita’. In sostanza si autolegittimano”.

E invece, per il primo cittadino di Firenze, ”dobbiamo

sturare le arterie italiane incrostate da troppe caste e

troppe carte”.

E’ il caso delle Camere di Commercio che ”dal mio punto di

vista andrebbero abolite. La cura dimagrante non riguarda

solo la politica”.

Sul suo futuro come possibile candidato alle primarie

Renzi dice: ”Davvero non e’ il momento dei personalismi. In

questo momento il mio e nostro desiderio e’ quello di

candidare dei contenuti, in modo molto netto, senza

ambiguita’. Comunque mi auguro che le primarie del

Centrosinistra siano primarie aperte e non controllate dalle

segreterie. Le primarie sono un fattore costitutivo del Pd.

Se le si imbriglia con qualsiasi mezzuccio alla fine si fa

del male al Pd”.

Politica: Della Valle, io in campo? Assolutamente mai

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Napoli, 19 ott. – (Adnkronos) – “Mai al mondo, assolutamente mai”. Cosi’ l’imprenditore Diego Della Valle, a chi gli chiedeva un suo possibile ingresso in politica. Della Valle, a Napoli per l’inaugurazione di un nuovo punto vendita della catena ‘DeV’ a Via dei Mille, ha ricordato ai giornalisti che il contenuto della sua lettera, apparsa sui quotidiani nazionali nella quale attaccava la classe politica italiana, “e’ quello che pensano milioni di persone”.

GALILEO: BARROSO, STRATEGICO PER COMPETITIVITA’ E INDIPENDENZA EUROPA

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 21 ott – Il sistema di navigazione satellitare

Galileo e’ strategico sia per la competitivita’ che per

l’indipendenza stessa dell’Europa. Cosi’, il presidente della

Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha commentato il

lancio in orbita dei primi due satelliti del sistema,

avvenuto nella base di Kourou, nella Guyana francese.

”E ‘di importanza strategica, non solo per la

competitivita’ della nostra industria e per la creazione di

posti di lavoro – ha detto Barroso -, ma anche per garantire

l’indipendenza dell’Europa nella tecnologia spaziale e della

politica”.

Galileo, ha aggiunto Barroso, non solo migliorera’ la

qualita’ della vita ma ”e’ anche un investimento nel futuro

industriale e la competitivita’ dell’Europa: sara’ importante

per le imprese che vanno dalla navigazione, gestione flotte,

finanza, elettricita’ e telecomunicazioni, con un impatto

complessivo stimato da 90 miliardi nei prossimi 20 anni.

Attivita’ spaziali sono anche fondamentali per l’Europa della

strategia 2020 con la creazione di posti di lavoro

qualificati alto, le opportunita’ commerciali e promuovere

l’innovazione in tutta Europa”.

(AGI) BORSA: MAGLIA NERA D’EUROPA, FTSE MIB -3,71%

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(AGI) Milano – Piazza Affari, in una giornata negativa per i

mercati finanziari, chiude appena sopra i minimi, con i ribassi

piu’ ampi fra tutti le principali borse europee. Il Ftse Mib fa

segnare un -3,71% a 15.894 punti, mentre l’All Share si ferma a

-3,08 a 16.632 punti. A preoccupare i mercati, oltre ai dati

macro deludenti arrivati dalla Cina e dagli Stati Uniti e alla

trimestrale di Jp Morgan, la situazione politica italiana e le

preoccupazioni espresse dalla Bce nel suo bollettino mensile,

dove ha parlato un settore bancario che richiede “particolare

attenzione”

.20111013T154607+0000

SVILUPPO: MELONI AD ALFANO, SGRAVI CONTRIBUTIVI PER CHI ASSUME GIOVANI

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 20 ott – Una lettera al segretario del Pdl,

Angelino Alfano, per chiedere un impegno forte del Pdl intero

affinche’ il decreto sviluppo contenga azioni in sostegno

dell’occupazione giovanile. L’ha scritta nei giorni scorsi il

ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni.

”Caro Segretario – scrive Meloni – il provvedimento per

lo sviluppo ed il rilancio dell’economia , che sara’ adottato

entro la fine del mese, rappresenta un passaggio fondamentale

per le prospettive del Governo e del Popolo della Liberta’.

E’ del tutto evidente che in questa fase politica il problema

della condizione delle giovani generazioni abbia assunto una

particolare urgenza. Tutte le analisi economiche e politiche,

al di la’ di qualunque differenza di impostazione, affermano

infatti che solo coinvolgendo in modo efficace i giovani nei

processi di produzione della nuova ricchezza economica e

sociale e’ possibile sperare di attivare un virtuoso percorso

di crescita”.

”In questi ultimi tre anni il nostro governo si e’

distinto dai precedenti proprio per l’impegno e le iniziative

messe in campo per aiutare i giovani a crescere e a superare

la crisi – prosegue Meloni -. Cito solo il miliardo messo in

campo per l’occupabilita’ dei giovani, il sostegno alle

giovani coppie di precari che vogliono acquistare una casa,

gli incentivi ad assumere giovani genitori, la tassazione

super agevolata del 5% ai ragazzi che aprono una nuova

attivita’. Sono solo esempi di un lavoro corposo e concreto

svolto finora. Non dobbiamo rallentare il passo proprio ora

che parliamo di iniziative per lo sviluppo. Ritengo che in

questa fase, anche alla luce delle preoccupanti tensioni

sociali emerse nelle scorse settimane, sia necessario che il

Governo dia un segnale ancora piu’ forte di presenza e di

iniziativa”.

Il ministro della Gioventu’ spiega al segretario del Pdl

di aver interessato alla questione i ministri competenti e

informato con un’uguale missiva anche il presidente del

Consiglio, Silvio Berlusconi. ”Ho elaborato e trasmesso ai

ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico – si legge

nella lettera – due iniziative di particolare efficacia. La

prima e’ diretta ad introdurre un forte sgravio contribuivo

per gli imprenditori che assumano giovani con contratto di

lavoro a tempo indeterminato o con contratto di

apprendistato. La seconda mira a risvegliare lo spirito di

iniziativa imprenditoriale dei giovani, prevedendo

un’aliquota iniziale ridotta per le nuove societa’

commerciali avviate da giovani under 35. Sono perfettamente

consapevole della necessita’ che tutte le misure di

incentivazioni che dovra’ contenere il decreto sullo sviluppo

non determinino un peggioramento dei saldi di bilancio.

Ritengo pero’ che sia concretamente possibile l’adozione

delle misure proposte, sia perche’ l’onere finanziario

complessivo non e’ esorbitante (parliamo di circa 500 milioni

di euro annui a regime), sia perche’ credo che la

compensazione del costo delle misure possa essere recuperata

rilanciando il tema del patto fra le generazioni”.

Il ministro Meloni propone anche un’eventuale copertura

della spesa: ”In questa prospettiva – spiega – sarebbe molto

opportuno collegare l’adozione delle misure che ti ho esposto

con un moderato allungamento dell’eta’ necessaria per

maturare il diritto alla pensione di anzianita’. Basterebbe,

infatti, disporre un innalzamento di 2/3 mesi dell’eta’ di

pensionamento per risparmiare le risorse necessarie per

finanziare le misure agevolative proposte”. Si tratterebbe,

spiega il ministro di ”uno scambio tra un limitato

sacrificio dei genitori chiesto per finanziare un’importante

misura che aiuti i loro figli a trovare una concreta

prospettiva di lavoro”.

CRISI: CIA, AGRICOLTURA PERDE 2000 IMPRESE NEL TERZO TRIMESTRE 2011

AppId is over the quota
AppId is over the quota

(ASCA) – Roma, 20 ott – Duemila imprese in meno nel giro di

tre mesi. L’agricoltura paga la totale assenza di misure a

sostegno del settore e perde ‘pezzi’ e vitalita’, scontando

ancora una volta sulla sua pelle gli effetti della crisi

economica, i costi produttivi record e i prezzi sui campi non

remunerativi. Lo afferma la Confederazione italiana

agricoltori, commentando i dati diffusi oggi da Unioncamere,

che registrano la chiusura di 1.975 aziende agricole tra

luglio e settembre.

”La situazione del comparto e’ davvero pesante – spiega

la Cia – ma la politica sembra non accorgersi della gravita’

della situazione. La manovra varata dal governo ha totalmente

ignorato l’agricoltura, e anche dalle prime indiscrezioni sul

decreto Sviluppo non risulta alcun provvedimento a favore del

settore primario. Eppure oggi 3 imprese su 5 hanno bilanci in

‘rosso’ e la scelta irresponsabile di non intervenire sui

problemi della categoria rischia di mettere fuori mercato

altre 350 mila aziende. Gia’ alle prese con costi sempre piu’

proibitivi, redditi falcidiati dalla crisi e scarsi

guadagni”.

”Solo ad agosto – ricorda la Cia – gli imprenditori

agricoli hanno dovuto sborsare l’11,4 per cento in piu’ per i

mangimi; il 22,2 per cento in piu’ per l’energia elettrica,

il 7,8 per cento in piu’ per i concimi e il 6,3 per cento in

piu’ per i carburanti. Di contro, a settembre i prezzi pagati

ai produttori hanno perso l’1,1 per cento rispetto al mese

precedente, con una brusca flessione degli ortaggi (meno 10,6

per cento), in buona parte attribuibile ai ribassi delle

patate (meno 20,1 per cento)”.

”A questo contesto gia’ complicato – continua la Cia – si

aggiungono anche le difficolta’ del negoziato sulla Pac post

2013. Oggi a Lussemburgo per il Consiglio dei ministri

dell’agricoltura dell’Ue il ministro Romano ha dichiarato che

”non e’ accettabile la redistribuzione delle risorse

finanziarie tra i Paesi membri che la Commissione propone”.

La ”questione agricoltura”, conclude la Cia, ”ha

bisogno urgente di un governo in grado di portare avanti

politiche nuove e realmente efficaci per il comparto, in

grado di dare una spinta alla ripresa. Continuare a

vivacchiare sarebbe deleterio: oggi le imprese agricole non

possono piu’ permetterselo”.

I segreti di Gheddafi

AppId is over the quota
AppId is over the quota

Il dittatore è morto, la Libia è libera. Il colonnello Gheddafi è stato ucciso ieri a Sirte al termine di lunghi mesi di guerra civile e di una caccia all’uomo che si è conclusa in una buca dove il dittatore si era nascosto all’ultimo assalto. Ucciso in combattimento o esecuzione? Le verità sugli ultimi istanti di Gheddafi sono tante, ma quel che è certo è che morendo il Colonnello si è portato nella tomba tante, pericolose, verità. Soprattutto le verità sui suoi rapporti con il mondo.

I suoi rapporti amichevoli con Silvio Berlusconi sono ormai stati analizzati e riproposti in ogni minimo particolare, ma se quello con l’Italia era un rapporto evidente e spesso addirittura pacchiano, sono quelli tra Gheddafi e le altre potenze occidentali a essere sulle prime pagine dei giornali oggi.

A partire da quelli con la Gran Bretagna, in prima fila con la Francia nella guerra che ha abbattuto il dittatore libico. Gran Bretagna nel 2008 liberò per motivi di salute il presunto attentatore di Lockerbie, strage terroristica organizzata dallo stesso Gheddafi. Come quelle rivelate dal The Guardian, che ha reso pubblico uno scambio di comunicazioni tra il dittatore libico e il Governo britannico poco prima che iniziasse la guerra, nei quali Gheddafi si proponeva di riformare lo Stato libico su immagine e somiglianza della Gran Bretagna. Per lui, manco a dirlo, era previsto il ruolo analogo a quello Elisabetta II, cioè il sovrano.

La politica occidentale si incrocia con quella estera di Gheddafi per lunghi decenni. Dall’Ira alle Brigate Rosse, dalla Rote Armee Fraction a Ordine Nuovo, sono state tantissime le organizzazioni terroristiche europee ad avere aiuti economici, logistici e militari proprio dal regime del Colonnello. Il quale, va detto, non ne fece mistero: alla quinta conferenza dei “paesi non allineati” (il blocco di nazioni non alleate con le protagoniste della Guerra Fredda), tenutasi a Colombo (Sri Lanka) nel 1974, il rais afferò pubblicamente: “Sono orgoglioso di finanziare i terroristi che lottano contro il sionismo internazionale e l’imperialismo”.

Anche gli Stati Uniti ebbero un rapporto ambiguo e poco limpido con Gheddafi. Nemico dichiarato da sempre, Gheddafi nel 1980 fu coinvolto in un traffico d’armi che riguardava Bill Carter, fratello dell’allora presidente degli Stati Uniti, Jimmy. Una vicenda che contribuì non poco alla mancata rielezione di quest’ultimo, che cedette il passo al repubblicano Ronald Reagan.

Tornando all’attualità e tornando in Gran Bretagna, fu proprio il governo inglese ad avere un frequente e profondo scambio diplomatico con la Libia nelle prime fasi della guerra alla ricerca di una soluzione. L’Inghilterra, insomma, cercava una via di uscita per il Colonnello, cui avrebbe garantito la vita per l’addio al Paese e al potere. E sempre a proposito di vie d’uscita, ma questa volta ostruite, si deve proprio a Gheddafi il veto all’esilio di Saddam Hussein nel 2003, nella conferenza di Sharm el-Sheik che precedette di poche settimane l’inizio delle operazioni. Il piano, elaborato dall’Arabia Saudita, era pronto per essere attuato; per ragioni che tuttora sono sconosciute, il Colonnello vi si oppone, insultando pesantemente i delegati sauditi e tutti coloro che appoggiavano il salvacondotto.

Come abbiamo detto, l’Italia resta su un piano “privilegiato” quanto a rapporti quanto meno ambigui con la Libia. A cominciare dalla strage di Ustica, un ginepraio di teorie, teoremi e presunte verità che da trent’anni vengono nascoste, ma che evidentemente e chiaramente coinvolgono la Libia e Gheddafi. Anche in modo contrastante: da un lato, ci sono le voci, sempre più credibili, che mettono il terrorista Carlos — detto “lo sciacallo”, colui che nel 1975 organizzò il sequestro a Vienna dei ministri dell’Opec — a Bologna il giorno dell’attentato alla stazione. Carlos che era molto vicino a Gheddafi, e strage che avvenne in un periodo storico in cui i rapporti tra Italia e Libia erano molto tesi a causa della crisi del petrolio tra Libia e Malta, dove solo l’Italia tra le nazioni europee si era schierata con la piccola isola. Da un altro lato, però, sembra che fosse proprio Gheddafi l’obiettivo da colpire. Il giudice Rosario Priore, istruttore nell’infinito e torbido processo, ha spiegato come un volo Tripoli-Varsavia, con personaggi di rilievo a bordo, la sera del 27 giugno 1980 invertì la rotta all’altezza di Malta per rientrare nella capitale libica. “E’ tutto verosimile, visti i rapporti privilegiati tra l’Italia e la Libia, e che il capo dei servizi segreti libici era di casa Roma e nel SISMI, che qualcuno dei nostri avvertì Gheddafi”, ha aggiunto Priore.

E di nuovo, forse non tutti sanno che il golpe che nel 1969 portò il Colonnello al potere fu organizzato ad Abano Terme, in provincia di Padova. Il regista fu Abdulaziz Es-Sheli, uomo di stretta fiducia del re Idriss, l’uomo da detronizzare. Ad Abano i congiurati arrivarono a disegnare finanche l’organico dei futuri ministeri.

A tutto ciò si aggiungano gli interessi economici della Libia in Europa, a partire dal nostro Paese dove la famiglia Gheddafi era entrata con quote importanti tra gli azionisti di banche, aziende e addirittura della Fiat e della Juventus. Insomma, un legame quello tra Gheddafi e l’Occidente che nasconde tanti segreti. Che nessuno vuole rendere pubblici e che la morte del dittatore chiude nella tomba con lui.