AppId is over the quota
AppId is over the quota
(ASCA) – Capri, 22 ott – L’Italia non punta sui giovani.
Confindustria richiama nuovamente la politica sulla
necessita’ di investire per il futuro investendo sulle nuove
generazioni.
Ad alzare la voce e’ stato il direttore del Centro Studi
della confederazione degli industriali, Luca Paolazzi che,
dal palco del consueto convegno dei giovani industriali a
Capri ha lanciato un nuovo monito: ”Meno giovani vuol dire
meno benzina nel motore dello sviluppo”.
Una anomalia tutta italiana, quella illustrata da
Paolazzi, motivata da una scelta che va controcorrente
rispetto agli altri paesi europei, perche’ nel Belpaese la
scelta e’ stata quella di ”sprecare i giovani, la risorsa
piu’ preziosa che abbiamo perche’ li lasciamo disoccupati, li
lasciamo indietro, li lasciamo poco istruiti”.
Per Confindustria, invece, ”l’Italia ha tante carte da
giocare per diventare polo di attrazione, trattenere i
giovani talenti italiani e attirare talenti dall’estero”. La
scelta, invece, non e’ stata questa, perche’ – ha chiarito
Paolazzi – ”l’Italia viene dopo la Grecia nella capacita’ di
attrarre i talenti”. Nella classifica del Global Talent
Index 2011-2015, infatti, sul fronte dell’attrazione di
talenti l’Italia figura al 24 posto, dopo la Grecia e
preceduta da Corea del Sud, Spagna, Francia, Belgio, Austria,
Germania, Regno Unito e Olanda. Primi in classifica gli Stati
Uniti, seguiti da Danimarca, Finalandia e Norvegia.
E allora quale strada seguire? Per gli industriali non ci
sono dubbi: ”Occorre accrescere e liberare le potenzialita’
racchiuse nei giovani e aumentare cosi’ la loro
produttivita’, oltre naturalmente ad importare giovani di
talento”.
Secondo Paolazzi, infatti, ”per fran fronte alla sfida
della globalizzazione e delle nuove tecnologie, del
capitalismo globale della conoscenza, occorre che l’Italia
impari ad essere sistema Paese, con una scuola e una
universita’ all’altezza degli altri maggiori paesi”.
Commenti recenti